La scelta politica è razionale?

I giovani statunitensi che hanno votato per il repubblicano John McCain o per il liberale Robert Barr alle presidenziali del 2008 subirono un precipitoso calo del testosterone, non appena la vincita di Barack Obama fu annunciata.Ha constatato il deplorevole stato degli elettori un'analisi del loro sputo. Niente paura, un civile sputo di 183 volontari raccolto a fini di ricerca da Kevin LaBar e da altri neuroscienziati della Duke University e dell'università del Michigan. Nessun turbamento ormonale invece per le donne di ogni colore politico e per gli uomini repubblicani, che anzi, quella fatidica notte, non hanno avuto l'abituale abbassamento serale dei livelli della molecola legata all'aggressività, a un comportamento più incline al rischio e alla risposta al pericolo.


Lo studio, pubblicato su «Plos One», non intendeva analizzare se per i maschi, pur senza bisogno di candidare veline e fotomodelle, la politica fosse anche una questione di virilità. L’obiettivo era capire se le stesse reazioni che si hanno durante la lotta per stabilire la gerarchia di dominanza in un gruppo si verificano anche in un caso come quello delle elezioni, dove la competizione non è diretta, ma vicaria, attraverso un candidato (la prossima analisi sarà sui tifosi). La risposta è sì: l’immedesimazione in McCain o Barr era tale da modificare la fisiologia dei votanti, proprio come accade quando un maschio perde e deve sottomettersi. Ma la risposta è anche che le elezioni provocano negli uomini uno scombussolamento del testosterone.
Pensate ancora che le nostre preferenze politiche siano il frutto di valutazioni puramente razionali?

  • Fabrizio |

    Che decisioni e scelte obbediscano a motivazioni anche irrazionali (qualcuno dice soprattutto) è ovvio. Più interessante sarebbe indagare come accrescere l’attitudine delle persone a compiere valutazioni razionali in vista di una decisione. Diamo per scontato che la formazione, certe abitudini intellettuali e le esperienze hanno una gr ande importanza nel rapporto fra comportamento razionale ed emotività. Ma quanto grande? E si può, agendo su questi fattori, mettere le persone in grado di resistere alla manipolazione delle emozioni? Ne dubito. Credo che questo sia un nocciolo così profondo e irriducibile della nostra natura che troverà sempre la strada per far valere le proprie scelte, anche se comportarci come se fosse vero il contrario, ciòè fosse possibile decidere secondo ragione, forse ci aiuta davvero a farlo.

  • Carlo |

    Alle elezioni di tempo fa, stando allo scarto tra le dichiarazione di voto ai sondaggi e ai risultati effettivi, sembra che sia bastato buttare sulla bilancia, qualche giorno prima del voto, l’eliminazione dell’ICI per spostare significativamente le scelte degli elettori. Un voto di pancia? La gioia di non pagare le tasse? Ma hanno pensato al poi? Mancanza di capacità critica? Penso che una buona, sempre maggiore, fetta di persone non decida, si “fa decidere”. Da cosa? Da chi gliela racconta meglio. Il perché ci credono è forse dettato dalla mancanza di razionalità. Senz’altro dall’ignoranza, che non è una scelta. “Com’è bello/a, forte, contento/a, che belle cose promette, stò anch’io con lui/lei.” Un saluto.

  • umberto |

    il vostro quesito interessante mi fa venire in mente un racconto breve di asimov. L’autore immaginava l’esistenza di un computer (il multivac?) che elaborando una massa enorme di dati dei votanti delle precedenti elezioni e di come avevano votato era in grado di individuare tra tutti gli elettori chiamati alla successiva elezione uno di loro che necessariamente avrebbe espresso un voto destinato a inquadrarsi nel voto di maggioranza. Quindi bastava far votare lui da solo per decidere chi vinceva le elezioni (con un bel risparmio di spesa!). credo che Asimov sposasse l’idea nel suo racconto che il voto del singolo fosse condizionato da fattori a lui esterni. i vostri quesiti sono sempre stimolanti. Asimov non aveva previsto però che all’ultimo istante il grande votante potesse decidere imprevedibilmente di scegliere tirando la monetina!!!

  • Mauro Luglio |

    Alcuni ricercatori americani prima delle presidenziali Usa tramite risonanza magnetica hanno scannerizzato il cervello di quindici sostenitori democratici e altrettanti repubblicani,alle prese con la lettura delle dichiarazioni programmatiche dei due leader degli opposti schieramenti.Dall’esperimento è emerso che quando si esamina il pensiero del leader del proprio partito il processo di valutazione è del tutto emotivo e inconscio e quando si riesce a giustificare il candidato si attivano le aree del piacere.Quando veniva letta la parte del documento in cui il proprio leader cadeva in contraddizione,aumentava l’attività dell’area del cervello deputata alla regolazione delle emozioni negative e al perdono,mentre restava sopita la parte della corteccia dedita ai ragionamenti razionali.Si può concludere affermando che per i fedelissimi il pensiero politico è del tutto emotivo,per cui anche l’esito delle nostre prossime elezioni potrà essere frutto di una totale irrazionalità.

  • Luca Damioli |

    Che per la maggior parte degli uomini non sia razionale sembra sia ben noto. I successori di Mao, volendo ribaltare gran parte della politica del predecessore, ci son riusciti nel paese più popoloso del mondo … instaurando il culto di Mao! Tuttavia, come il suo articolo suggerisce accennando ai tifosi, la correlazione col testosterone non è molto indicativa: forse quei “neuroscienziati” si candidano al premio igNobel?

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