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Cosa rende l’uomo un grande conquistatore?

Qual è il segreto di un rospo di successo? Quello di essere un rospo che non deve chiedere mai. Un animale che non ha bisogno di (quasi) niente e nessuno. Non tutti i rospi, infatti, sono uguali, alcune specie sono molto delicate e rischiano l’estinzione, altre sono inossidabili colonizzatori.

Michele Menegon, ricercatore del Museo Tridentino di Scienze Naturali si è chiesto se esistono delle caratteristiche che rendono un organismo un perfetto colonizzatore. Con altri colleghi (Ines Van Bocxlaer, Kim Roelants, Franky Bossuyt della Libera Università di Brussel; Simon Loader dell'Università di Basilea; S.D. Biju dell'Università di Delhi) ha perciò studiato l'evoluzione dei rospi, una storia di emigrazione e di conquista iniziata in Sud America 57 milioni di anni fa. Racconta: «Per 20 milioni d'anni i rospi non si sono mossi. Poi, in soli 10 milioni d'anni, hanno occupato gran parte del pianeta. È come se avessero messo a punto gli strumenti adatti a muoversi ovunque; come se il carro dei pionieri, con tutta l'attrezzatura, stesse dentro al rospo stesso». A differenza di gran parte dei gruppi di anfibi, legata a continenti specifici, i rospi contano oggi 500 specie in ogni dove. La ricerca, uscita su «Science», individua una manciata di fattori di successo: la capacità degli adulti di non essere troppo dipendenti dalla presenza di acqua, di imagazzinare energia sotto forma di grasso, di deporre un gran numero di uova e di poterle deporre in ambienti differenti, la presenza di ghiandole "difensive" in grado di secernenre sostanze velenose o irritanti, l'avere una taglia adulta di grandi dimensioni, che in virtù del più basso rapporto superficie/volume determini una minore (in proporzione) perdita d’acqua, per traspirazione attraverso la cute, e infine la capacità di produrre girini di piccole dimensioni che si possono nutrire autonomamente dall'ambiente.

Rospo4
 

Ogni volta che si è evoluta una specie con tali caratteristiche è aumentata l'area dove era presente e sono avvenuti "salti" intercontinentali. Poi, nel nuovo continente, si sono differenziate molte specie adattate al luogo. La storia dei rospi, dunque, suggerisce che quando si sviluppano caratteri capaci di favorire la dispersione, questa è seguita da una molto rapida speciazione, cioè da grande ricchezza di nuovi organismi.

Il pioniere dei giorni nostri si chiama Rospo Marino, (Bufo marinus), e la sua ultima grande conquista è l'Australia.

E che dire dell'uomo? Fragile e spelacchiato è stato capace di conquistare l'intero pianeta. Quali sono secondo voi i segreti del suo successo?

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  • mau |

    gli adattamenti di tutti gli altri animali consistono, stanno solamente, si accumulano nel DNA attraverso le mutazioni migliorative trasmesse. qualunque conoscenza individuale si perde con la morte. per noi invece la conoscenza individuale (anche passata!) e’ patrimonio di tutti, da quando si e’ sviluppato un linguaggio efficiente, cosi` tutti gli adattamenti sono molto molto piu` veloci ed efficaci. probabilmente qualche specie di scimmia antropomorfa e` in una condizione intermedia: qualche rudimentale conoscenza acquisita viene trasmessa, forse arriveranno ad una condizione in cui la “cultura” sara` preponderante rispetto agli “istinti”. glielo consentiremo?

  • francesco |

    In due parole: la chiave del “successo” umano è stata non, necessariamente, l’efficienza fisica e la capacità di adattarsi fisicamente ai più diversi ambienti, ma il possesso di una mente. La capacità di riflettere sulle cose e su se stessi, la capacità metacognitiva di rappresentarsi lo stato mentale dell'”altro” e la capacità di intrattenere relazioni con i conspecifici e di comunicare con loro attraverso un linguaggio condiviso.
    cosa ne pensa?

  • john scholes |

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