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Che colore ha il mondo?

Che occhi quella canocchia! L'Odontodactylus scyllarus è capace di vedere in dodici colori, contro i tre che usiamo noi (abbiamo fotorecettori sensibili solo a blu verde e rosso, comparazioni tra i segnali inviati da queste tre cellule danno la percezione degli altri colori). E non finisce qui: il variopinto crostaceo della barriera corallina australiana sa pure distinguere tra diverse forme di luce polarizzata.


Leggiamo su «Nature Photonics» che è l’animale con il più complesso sistema visivo finora noto alla scienza. Tanto che le performance “biologiche” della canocchia pavone superano di gran lunga le tecnologie umane, le lamine a quarto d’onda (che servono a ruotare il piano di polarizzazione della luce che li attraversa), fondamentali per cd e dvd. Queste funzionano bene solo a certe frequenze, mentre le cellule di cui sono provvisti i portentosi crostacei riescono a polarizzare la radiazione luminosa in modo quasi costante su tutto lo spettro elettromagnetico: dall’ultravioletto all’infrarosso. Nicholas Roberts, dell’università di Bristol, osserva che si tratta di un meccanismo di straordinaria bellezza: semplice e che richiede solo piccoli mutamenti nelle cellule fotorecettrici.
Cosa se ne facciano i crostacei di questi strabilianti giochi di luce è ancora da capire. Alcuni animali usano la visione polarizzata per scambiarsi ammiccamenti sessuali o per comunicazioni da tenere segrete ai predatori. Un’altra ipotesi è che serva per aumentare la chiarezza delle immagini sott’acqua e dunque a cacciare meglio. Chissà come vedono il mare le fotoniche canocchie… Se l’uomo si costruisse la stessa vista bionica, secondo voi il mondo sarebbe più colorato?

  • Pesiodo |

    mi chiedo se la natura sviluppi nei suoi esseri capacità particolari per suggerire quale dev’essere il loro ruolo nel creato, o se al contrario sono gli esseri che suggeriscono alla natura col ruolo che si sono dati quali capacità abbiano bisogno di sviluppare. In ogni caso, gli umani per il ruolo che hanno scelto, non vedo cosa potrebbero farsene di docici colori. Le tonalità di grigio vanno bene.

  • Lucio Coco |

    Gentile Lara Ricci, il suo articolo del Domenicale dell’1.11.09 a p.34 termina con un invito a immaginarsi quali potrebbero essere i colori di un mondo osservato da occhi umani dotati di una “vista bionica”. Così istintivamente mi è venuto da pensare che esso avrebbe il colore delle fede. Si dice infatti che il verde è il colore della speranza, che il rosso è il colore della carità. Il colore della fede – il colore del mondo – invece è quello di una trasparenza: il non-colore che deriva dall’incertezza con cui compiamo tutti i nostri passi, con cui viviamo sulla terra. Niente è certo, niente è sicuro: questo ci dice la fede che ci invita a scegliere, a fidarci, a superare sempre la realtà nella direzione dell’ignoto e a ripetere ogni volta questa situazione, il che equivale al vivere stesso. (segue)

  • Lucio Coco |

    (parte seconda) Una vita infatti non è tale se non riconosce questo salto, questo scegliere l’incerto per il certo, se le manca questa addizione di dubbio che da sola può dare forma e consistenza a un’esistenza che altrimenti risulterebbe scialba, priva di ogni contenuto, perché priva dell’esperienza della fede. Perché la fede è accettare di fare il viaggio; è scommettere, è ammettere l’alea del non-senso e del paradosso. È li che si forma la prova, che prende consistenza e sostanza quello che si vive. Ciò che è scontato, ciò che è conseguente, oscura il colore della fede, che invece si riconosce nel controluce delle scelte difficili o addirittura impossibili. (segue)

  • Lucio Coco |

    (parte terza) Questo mi dice che la fede non sarà mai un possesso. Essa è sempre da farsi. Essa ci chiama là dove il passaggio quasi esigerebbe la nostra rinuncia, ma noi sappiamo che questa rinuncia significa perdere una parte importante di noi stessi, se non perdere noi stessi. Perciò la fede non avrà mai un colore netto. Neanche l’azzurro del cielo, perché prima è tempesta. È burrasca. È timore di non farcela. E dopo sarà un altro sentimento: di pienezza, di gioia, di gratitudine per la riuscita. Saranno altri colori. E il colore della fede tornerà a sfumare di nuovo, dopo che la sua trasparenza ha reso per un attimo più nitido e più possibile il mondo. Un cordiale saluto, Lucio Coco

  • Michele Rampana |

    Sappiamo che la vista umana non varia molto fra daltonici, daltonici parziali e normali, poiché sono necessari esami ingegnosi per distinguerli. Però passare dai nostri tre tipi di sensore a dodici è un bel salto. Inoltre la sensibilità alle polarizzazioni ci è completamente ignota. Per quel che mi riguarda, rinuncerei volentieri a tali meraviglie, se le dovessi pagare con una riduzione del numero di ricettori che mi restringesse il campo visivo o la sua risoluzione. Però se potessi aver tutto, … Comunque una tale ricchezza di dati d’ingresso ci sarebbe poco utile se priva di un’adeguata ricchezza d’elaborazione cerebrale: meglio avere più “viste” che una vista più ricca.

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