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La genetica serve alla società?

La divisione in caste in India risale a migliaia d'anni fa, fin da allora implicava una gerarchia strettamente ereditaria e non erano possibili né matrimoni misti né spostamenti da un livello sociale a un altro. A scrivere la storia del paese è un'analisi genetica pubblicata su «Nature» da David Reich dell'università di Harvard e da altri ricercatori. Questa contraddice chi sosteneva che la rigidità della suddivisione fosse un'invenzione dei britannici, cui faceva comodo applicare una strategia di divide et impera (di caste si parla già nel Rig-Veda, raccolta di inni in sanscrito scritta circa 3.500 anni or sono).



Lo studio mostra infatti che il subcontinente è popolato da almeno 25 gruppi di persone geneticamente divergenti, corrispondenti ai vari strati sociali, ciascuno rimasto isolato dagli altri per migliaia d’anni. Sarebbero due le popolazioni fondatrici, ancora abbastanza separate: da un lato le caste “elevate” e chi parla lingue indo-europee (come l’hindi) – il loro Dna è più simile a quello delle popolazioni medio-orientali, centro asiatiche ed europee – dall’altro tutti gli altri indiani, come le comunità del Sud che si esprimono in tamil e che da tempo rivendicano più autonomia. Questo secondo grande gruppo non è geneticamente vicino a nessun’altro fuori dal subcontinente.

La genetica può aiutarci a risolvere i problemi sociali o rischia di complicarli?

  • cinzia |

    (parte seconda) Su internet si può trovare di tutto e usarlo molto male. Mi viene in mente un testo del direttore di Archaeology Magazine: http://archaeology.org/blog/?p=728 Tutte le ricerche sul Dna di cui ha dato trionfalmente notizia nel corso degli anni sono state poi smentite. Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio? Ovvio. Non so giudicare il metodo di lavoro dei genetisti (bontà dei campioni, tipo di analisi) e dunque ci vado cauta. E’ proprio sui campioni e sul metodo di analisi che si gioca la partita. Siamo lontani da un metodo accettato e affidabile.Ergo, nello studio del passato come nel presente, credo sia bene guardare con interesse alla genetica ma senza farsi influenzare troppo

  • cinzia |

    leggo su http://www.dnaindia.com l’articolo “who came first indians or europeans?” ora il Dna alimenta l’orgoglio indiano. Non possiamo permettere che tali ricerche rimpinguino i Bossi del mondo, (e pure chi è molto peggio di Bossi). Un conto sono gli studi finalizzati a dirci chi siamo e da dove veniamo, noi esseri umani in generale. Quelli sono sacrosanti. Altra cosa sono le derive, infinite e pericolosissime. Si può trovare di tutto di più, e usare tutto molto male (segue parte seconda)

  • Daniel Schinasi |

    come pittore conoscouna parte della genetica dei colori, delle forme e la mia ricerca non é ancora terminata !!!! il matrimonio fra colori e forme é sublime quanto quello che avviene fra due persone di diversa razza e civiltà, basta vedere il frutto della loro unione. Lasciamo agli scienziati liberi , fuori dal giro dei complessi e pregiudizi religiosi e politici per continuare a cercare e decidere per il bene dell’umanità.

  • Lydia |

    La genetica é un rischio se usata da individui squilibrati e disposti a qualunque costo a modificare la condizione naturale umana.

  • Rob |

    Certo, le conoscenze genetiche, o le presunte conoscenze genetiche, sono state già usate in modo atroce, un esempio per tutti, l’uso che fece Hitler della parola “Ariani”. L’errore, però, non va imputato alla scienza, ma alla società

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